MERCOLEDI' 1° GIUGNO: A GENOVA SI APRE IL "CHE" FESTIVAL

 

Mercoledì 1° giugno, a Genova – presso la sede dell’associazione Music for Peace, sita in via Balleydier 60, nel quartiere di San Benigno – ha inizio il “Che” Festival.

Si tratta di dodici giorni di dibattiti, musica, sport popolare, eventi, che hanno come scopo principale la raccolta di generi di prima necessità che verranno in seguito portati dagli attivisti in Palestina.

Infatti, la particolarità di questa manifestazione risiede nel fatto che gli avventori, in luogo di pagare un biglietto di ingresso, depositano all’entrata una certa quantità – rigorosamente a piacere – di materiale non deperibile.

L’edizione di quest’anno non si apre certo sotto i migliori auspici; alle ore 18:00, quando si aprono i cancelli, il tempo è decisamente inclemente: piove, ed anche in misura cospicua.

A causa di questo, i luoghi più gettonati dai visitatori sono quelli al coperto: lo spazio dove si svolge l’esibizione di alcune scuole di danza classica e moderna traboccano di spettatori entusiasti.

Alle ore 20:25, presso la sala intitolata a Vik (Vittorio Arrigoni), si tiene il primo incontro politico della rassegna, dal titolo: “A settant’anni dal voto delle donne”.

A moderare la serata è chiamato il comico Marco Rinaldi, autore di spettacoli teatrali sulla Resistenza: per questo, tra il terzo intervento della serata e l’ultimo, proporrà al pubblico il racconto della storia di Alice Noli, una partigiana del vicino Comune di Campomorone.

Gli ospiti della manifestazione sono, in ordine di apparizione: Marco Doria, sindaco della città; Nina ‘Fioretto’ Bardella, staffetta partigiana originaria del quartiere di Granarolo, ma operativa nella zona di San Pier d’Arena; Massimo Bisca, presidente dell’Anpi provinciale; Laura Guglielmi, direttora – “termine orribile, quindi stasera useremo questo”, sentenzia il Rinaldi presentando l’oratrice – della rivista web Mentelocale.

Avrebbe dovuto presenziare anche  Luca Borzani, il presidente della fondazione Palazzo Ducale, ma al momento dell’inizio del dibattito non solo non è in sala, ma ha anche il telefono cellulare spento.

Occorre però dire che non è il solo ‘disertore’ della serata: all’interno del programma distribuito all’entrata è citato anche un saluto del presidente del Municipio II Centro-Ovest, il sedicente democratico Franco Marenco, ma di lui non c’è nemmno l’ombra.

Tutti i discorsi si incentrano particolarmente sul periodo storico che ha portato alla concessione del diritto di voto alle donne: quella guerra di liberazione dal fascismo italiano, e da quello tedesco, che porta alla nascita della Repubblica Italiana.

Soltanto la Guglielmi, per differenziarsi dagli altri, propone la lettura delle date ufficiali in cui, nel mondo, è avvenuta la stessa cosa: cita la Nuova Zelanda come il primo caso, avvenuto nel 1871, per poi continuare con la Russia nel 1917, gli Stati Uniti d’America nel 1920, la Cina nel 1949, e via discorrendo.

Percorso interessante, se non fosse che la ‘signora’ in questione, per sminuire il fatto che gli yanqui siano arrivati a questa forma di civiltà solo tre anni dopo il primo Paese dei soviet, asserisce:”peccato che in Russia non si sia più votato fino al 1989″.

Questo è un clamoroso falso storico che soltanto un’estremista renziana, di provata fede anticomunista, può sostenere; nei Paesi socialisti si votava regolarmente per rinnovare le assemblee elettive: poco importa che la lista fosse unica, perché il concetto di suffragio universale esula dal fatto se la democrazia sia solo formale o sostanziale.

 

Genova, 02 giugno 2016

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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